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PERCHE' NON POSSIAMO CHE DIRCI STALINISTI
SIGNIFICATO POLITICO E CONTENUTI
DEL LAVORO DELL'ASSOCIAZIONE


Dopo una fase di preparazione che ha registrato un buon risultato di adesioni e di condivisioni del nostro progetto, iniziamo il nostro percorso ribadendo gli scopi essenziali a cui miriamo.

Vale qui ribadirli, a noi stessi e agli altri, per evitare che si possano sviluppare incomprensioni che impedirebbero la collaborazione tra tutti quelli che ritengono sinceramente che la questione Stalin sia un elemento cruciale interpretativo della rivoluzione comunista del 1917 e delle sue implicazioni.

Fondare l'Associazione Stalin non rappresenta, per noi, un tentativo di utilizzare un'icona per scopi diversi da quelli che sono stati dichiarati.

Fatta questa precisazione, che deve sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, con l'articolazione del lavoro, così come è stata definita nel sito a disposizione dei compagni e delle compagne noi ci proponiamo di:

  1. Lanciare una sfida, nei limiti di ciò che possiamo concretamente fare, a coloro che hanno gestito e partecipato alla campagna di demonizzazione contro Giuseppe Stalin, sia a destra che a sinistra, e farlo sulla base di un'informazione dettagliata sui fatti su cui tale campagna è fondata.


  2. Dimostrare che l'attacco a Stalin è interno al processo controrivoluzionario che ha portato alla dissoluzione dell'URSS e del socialismo in Europa e che quindi non può esistere un antistalinismo di sinistra o addirittura comunista se non sulla base di una contiguità controrivoluzionaria di queste forze.


  3. Aprire una discussione sul carattere eccezionale dei risultati ottenuti dal movimento comunista nel periodo di Stalin.

Sul primo punto di questo programma di lavoro intendiamo utilizzare tutto il materiale a disposizione non solo per mettere in chiaro alcune questioni cruciali su cui si è basata la campagna antistalinista, ma anche per sviluppare una campagna informativa quanto più possibile di massa. Senza qui elencarle tutte, ci riferiamo a questioni come le scelte fatte dal movimento comunista fino al 1953, l'esercizio rivoluzionario del potere nell'Unione Sovietica, la tattica per difendere l'URSS dalle aggressioni imperialiste, la grande guerra patriottica, la costruzione di un sistema di stati socialisti. Insomma, dobbiamo mettere a disposizione dei compagni e delle compagne il materiale necessario per aggredire col ragionamento e la documentazione ciò che sembrerebbe acquisito dal senso comune imposto dalla propaganda anticomunista. Riaprire la discussione su questo per impedire che la rivoluzione comunista sia passata in giudicato dalla storia.

La seconda questione di programma che intendiamo affrontare è il discorso rivoluzione-controrivoluzione legata all'URSS in particolare, ma che è estendibile alle altre esperienze dei paesi socialisti. Qui si tratta di mettere in luce come hanno agito le forze controrivoluzionarie e su quali elementi oggettivi hanno potuto far leva. Nel corso di questa parte del lavoro ci occuperemo anche delle 'terze vie', non solo quelle indicate dopo il xx congresso, ma anche le terze vie teorizzate sul piano intellettuale dopo la crisi del movimento comunista. Ciò metterà in luce che queste 'vie' non sono un vero percorso di ricerca, ma servono invece a nascondere i risultati della rivoluzione d'ottobre e dei suoi effetti. Al carattere ambiguo, non materialistico e si può aggiungere non marxista di queste posizioni bisognerà opporre un cordone sanitario, una sorta di muraglia cinese che le porti fuori dal recinto dove pretendono di allignare.

Il terzo punto della nostra ricerca riguarda i successi dell'URSS e delle esperienze socialiste sul piano sociale, economico e istituzionale. Un aspetto poco studiato e oseremo dire ancor meno capito, riguarda il carattere audace dell'organizzazione dell'URSS e dei paesi socialisti. Le difficoltà di realizzazione dei vari progetti ci fanno sottovalutare, incalzati in questo dalla propaganda anticomunista, l'audacia delle trasformazione sociale e istituzionale. Certamente nel ventre molle dell'imperialismo e dall'alto di una cattedra universitaria le cose si vedono diversamente. Noi abituiamoci a rientrare nella concezione marxista dei processi rivoluzionari e nel modo con cui questi si determinano effettivamente.. L'avvio concreto del sito dell'Associazione sarà dedicato ad alcuni testi di Stalin (articoli e interventi) relativi al 1917 - l'anno della rivoluzione d'ottobre - in cui il dirigente bolscevico esprime le sue posizioni in merito alle questioni centrali del momento. Sulla guerra, sulla politica del comitato esecutivo dei soviet, sugli avvenimenti di luglio, sul governo centrale, sulla preparazione dell'insurrezione e sulla sua necessità.

Perché partiamo da questo? Dal momento che dobbiamo ripercorrere nel nostro lavoro le tappe del ruolo di Stalin nella rivoluzione bolscevica e nel movimento comunista, mettere in luce la sua posizione alla vigilia della presa del potere dà il senso netto del ruolo che egli ha svolto sul piano politico, delle analisi e delle proposte. Si comincia così ad evidenziare un punto importante che i sostenitori della rivoluzione d'ottobre senza Stalin sono abituati ad ignorare e cioè che egli aveva, nella sostanza, le stesse posizioni di Lenin.

Per i compagni e le compagne sarà una scoperta interessante e utile per la discussione nell'area dei comunisti. Di questo materiale oltre a pubblicarlo, con un commento, nel sito, faremo il primo opuscolo degli STRUMENTI [qui]