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IL SOCIALISMO NEL XXI SECOLO

e la concezione materialistica
dello sviluppo del movimento comunista

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Capitolo IV

LA CURVA
DELLA RIVOLUZIONE

  Agli inizi degli anni '90 del secolo scorso ai comunisti di tutto il mondo si sono posti grossi problemi di interpretazione della nuova situazione che derivava dalla dissoluzione dell'URSS, dal rovesciamento del suo sistema socialista, dal crollo del socialismo nell'Europa orientale, dalla crisi e dalla degenerazione di quasi tutti i partiti comunisti europei nonché dall'emergere della grande novità del socialismo con caratteristiche cinesi. Su questi elementi di profonda novità si sarebbe dovuto aprire nel movimento comunista un grande dibattito sulla natura della crisi e sulle prospettive da imboccare e soprattutto, si sarebbe dovuto mettere all’ordine del giorno un aggiornamento del marxismo sulla base delle nuove esperienze storiche.

E' disponibile
il libro su STALIN
656 pagine a cura
dell'Associazione
1ª edizione aprile 2021
2ª ed. dicembre 2022

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  E' stato fatto tutto questo? Senza voler trinciare facili giudizi e farsi domande retoriche, già l'esempio dei partiti comunisti europei, la loro sostanziale liquidazione, la dice lunga su ciò che è avvenuto realmente e sul tipo di crisi che si è prodotta dopo che Krusciov nel 1956 aveva aperto la fase controrivoluzionaria in URSS. Pensare a una ripresa senza una sostanziale dialettica di posizioni che facesse emergere l'alternativa non portava, e non ha portato, a una possibilità oggettiva di superamento di una crisi che non poteva essere superata semplicemente con atti volontaristici e senza un profondo travaglio.

  Da allora sono passati circa trenta anni e quindi, sulla base anche degli avvenimenti intervenuti nel frattempo, le condizioni oggettive si sono andate modificando e si sono create le premesse perchè si possa determinare una ripresa teorica e di strategia del movimento comunista. Su queste novità i comunisti devono mettersi al lavoro, superando improvvisazioni e schematismi, e superando anche un certo intellettualismo astratto nel considerare le cose, che, per sua natura, non è in grado di mettere in moto le forze vive che agitano la società e possono dare una prospettiva ai processi di trasformazione.

  In questo IV capitolo riprendiamo alcune considerazioni fatte in epoca non sospetta (non si tratta quindi del senno di poi) pubblicate in un opuscolo intitolato 'Alcuni interrogativi per una discussione sull'89' [qui] [1].

  “A noi - scrivevamo nell’opuscolo - è sembrato, dopo l'89, che coloro i quali si richiamano al comunismo nella loro battaglia quotidiana non potessero evitare di fare i conti con una crisi che metteva a nudo non tanto e non solo la crisi degli altri, bensì le fondamenta stesse del modo di pensare e di agire di coloro che alla crisi stessa erano sopravvissuti.

  “Bisogna invero riconoscere - così proseguivamo - che c'è stato, tra questi sopravvissuti, un modo singolare di reagire agli avvenimenti. In sostanza c'è stata una rimozione teorica e storica dei riferimenti basilari del marxismo, del leninismo, di quello che normalmente viene definito il socialismo scientifico”. La rifondazione del comunismo, una volta annunciata non ha mai preso corpo e per questo aggiungevamo: “Le ragioni di questa rimozione o sono state di natura pragmatica, la realpolitik del programma immediato in nome del quale si supera ogni questione strategica sul comunismo, oppure, apparentemente, di carattere generale sulla rifondazione delle basi del marxismo e del leninismo, senza però fare i conti realmente con essi”. [2]

  Per questi motivi, dopo gli anni '90, abbiamo attraversato una fase di caos dalla quale sono emerse con difficoltà le caratteristiche della nuova epoca con cui i comunisti dovevano fare i conti. Il nostro volume 'Lettere ai compagni' [3] come si vede dalla successione dei capitoli [4] è una testimonianza del tentativo di interpretare i passaggi che stavamo via via attraversando, cercando a volte anche di andare oltre le contingenze e di tentare interpretazioni generali dei fatti che si spingessero più a fondo nelle analisi.

  In una 'Lettera ai compagni' [qui] che riprende il titolo del volume ed è del marzo 1993, indicavamo che “Il punto vero di una possibile ripresa è la costruzione di strumenti di dibattito politico e di orientamento teorico che facciano crescere una nuova leva di comunisti capaci di interpretare correttamente la realtà e di individuare un serio percorso strategico per il futuro. Finchè non si metterà al centro della ripresa - si sottolineava nel testo - l'egemonia teorica del comunismo rivoluzionario, in grado di spostare l'asse di riferimento e di attrazione dei compagni non potremo avere neppure l'ambizione di modificare gli indirizzi pratici del lavoro”.

  Certamente questo spostamento di interessi, questa ripresa di egemonia - aggiungevamo - non può avvenire in astratto, ma è strettamente legata all'evoluzione della situazione generale, al determinarsi di fattori che pongono all'ordine del giorno la ripresa di un'ipotesi comunista di cambiamento del sistema capitalistico”. [5]

  Quelle descritte finora non sono che bozze di un'analisi che oggi va riproposta in termini molto più organici e approfonditi. Il futuro del movimento comunista dipenderà da questa capacità interpretativa.

  Andando per ordine, si tratta di mettere al centro del dibattito le varie questioni che abbiamo di fronte e su quelle, finalmente, andare alla verifica di come vanno definite le cose, per i comunisti, nella fase storica attuale.

  I temi su cui dobbiamo confrontarci possiamo riassumerli così:


1) C'è innanzitutto da chiarire bene la vicenda del crollo dell'URSS, del processo controrivoluzionario nell'Europa dell’est, del crollo e della liquidazione dei grandi partiti europei, l'italiano, lo spagnolo e quello francese. Dietro la parola revisionismo abbiamo pensato di chiudere la partita senza entrare nel merito e senza rispondere alla domanda: perchè è potuto accadere?

2) Il compito dei comunisti peraltro è anche quello di definire gli effetti di ciò che è avvenuto negli anni '90, come si sono ridefiniti i rapporti mondiali tra sistema imperiale a guida americana e forze antimperialiste, in che modo si va delineando lo scontro e su quali necessità obiettive si deve concentrare e coordinare la lotta dei comunisti.

3) Il significato teorico introdotto dal 'socialismo con caratteristiche cinesi', gli effetti concreti che ha prodotto in Cina e a livello internazionale, la sua connessione con la storia del PCC e con quella del movimento comunista internazionale.

4) Su quale previsione si vanno delineando i conflitti sociali e di classe nella presente epoca storica e quindi su quale asse teorico interpretativo è possibile muovere e coordinare le forze comuniste in modo che nel XXI secolo si confermi, come nel passato, il ruolo determinante dei comunisti.

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Note


[1] Edizioni Laboratorio Politico, Med Invest, Napoli, luglio 1994.
[2] Vedi il fascicolo pdf alla pagina 43.
[3] Roberto Gabriele e Paolo Pioppi, Lettere ai compagni, una traversata del deserto durata trent’anni, Edizioni Aginform, giugno 2020, pp. 44-50.
[4] Dall’indice del libro: I. Dopo il crollo dell’URSS “essere più comunisti”- II. Perchè l’Associazione Stalin, un metodo dialettico e materialistico per analizzare vittorie e sconfitte del movimento comunista rivoluzionario - III. In Europa torna la guerra, l’Italia partecipa zelante, la sinistra si adegua e spesso collabora - IV. Imperialisti scatenati, ma i paesi aggrediti resistono - V. Sionismo e imperialismo, un solo nemico - VI. La disfatta di Bertinotti e della sinistra arcobaleno, tra le macerie può nascere una vera opposizione? - VII. Guerra, sempre più guerra e sempre più globale, La sinistra imperialista arruolata in servizio permanente. La situazione però sta cambiando e non nel senso voluto dall’imperialismo - VIII. Il sistema mostra le prime crepe, Liberisti di destra e di sinistra uniti nel discredito. Riusciranno i comunisti a uscire dalle loro nicchie? - IX. Il terremoto del 4 marzo 2018 - X. Alcune conclusioni sul presente.
[5] Vedi il fascicolo pdf pag. 60.