Grover Furr - Vladimir Bobrov

La biografia di Bucharin di Stephen Cohen
uno studio sulle falsità delle "rivelazioni" dell'era Kruscev



Il saggio di Grover Furr e Vladimir Bobrov può essere scaricato in formato PDF, nella traduzione italiana curata da Noi Comunisti e messa in rete il 10 ottobre 2015,

[qui]

oppure

[qui]

L'originale russo è uno dei saggi contenuti nel libro pubblicato da Furr e Bobrov nel 2010 dal titolo 1937. Pravosudie Stalina. Obzhalovaniiu ne podlezhit! (1937. La giustizia di Stalin non è soggetta ad appello), Mosca, EKSMO, pp. 195-333. Di questo libro è disponibile in italiano, dal sito di Noi Comunisti, anche l'introduzione.


Sulla rilevanza di questo saggio e le ragioni che hanno condotto gli autori a concentrare l'attenzione proprio sull'opera che Stephen Cohen ha dedicato a Bucharin, lasciamo a loro la parola


"In questo saggio sosteniamo che il paradigma dominante della storia politica dell'Unione Sovietica negli anni '30 è falso. I documenti degli archivi sovietici, in precedenza segreti, che dalla fine dell'URSS sono stati resi pubblici, forniscono prove più che sufficienti per confutare la visione di questo periodo che dai tempi di Kruscev in poi ha incontrato un'accettazione quasi universale. Nel presente saggio dimostreremo questa ipotesi attraverso un attento esame di un testo rappresentativo: il decimo capitolo del libro di Stephen F. Cohen pubblicato nel 1973, Bukharin and the Bolshevik Revolution. A Political Biography, 1888-1938 (in italiano Bukharin e la Rivoluzione bolscevica. Una biografia politica 1888-1938, Feltrinelli, 1975).

Per brevità definiamo questo paradigma storico, o versione ufficiale, il paradigma "anti-Stalin". Un termine più corretto, ancorchè rozzo, sarebbe il paradigma "Trotsky-Kruscev-Guerra fredda-Gorbacev-postsovietico". Dal momento dell'esilio nel gennaio 1929 fino al suo assassinio nell'agosto 1940, Leon Trotsky attribuì alla personalità di Josif Stalin la responsabilità di tutti quelli che considerava i difetti e i crimini del socialismo sovietico. Nel 1956 Nikita Kruscev riprese lo stesso schema e, nel periodo in cui governò l'URSS, fino alla sua destituzione nellottobre 1964, gli attacchi contro Stalin furono enormemente amplificati .

A cominciare dal 1987, Mikhail Gorbacev patrocinò un assalto contro Stalin, e quelli a lui associati, che surclassò perfino il periodo di Kruscev. La figura di Stalin fu praticamente "demonizzata" e un trattamento analogo venne riservato ad altri bolscevichi del suo tempo e allo stesso Kruscev.

In occidente questo modello è forse più spesso associato al libro del 1968 di Robert Conquest, The Great Terror. Stalin's Purge of the Thirties (in italiano Il grande terrore: gli anni in cui lo stalinismo sterminò milioni di persone, BUR 1999) e a Roy Medvedev, Let History Judge: the Origins and Consequences of Stalinism, 1971.

Nelle opere di entrambi gli autori le 'rivelazioni' degli anni di Kruscev formano il nocciolo duro di quelle che vengono fatte passare per solide prove. Uso il termine 'rivelazioni' tra virgolette per segnalare al lettore che queste presunte rivelazioni sono praticamente tutte false.

Dopo la fine dell'URSS nel 1991 sono stati pubblicati moltissimi documenti originali degli archivi sovietici e, nel tentativo di rielaborare e rimaneggiare il paradigma anti-Stalin per conformarlo a parte di questa documentazione, sono stati scritti molti libri, ma nessuno si è proposto di confutare le posizioni divenute praticamente canoniche delle opere di quarant'anni fa di Conquest e Medvedev.

Sono libri troppo voluminosi - Conquest ha quasi 700 pagine e Medvedev poco meno di 900 - per poterli confutare punto per punto in un singolo saggio. Ma noi utilizzeremo il decimo capitolo del libro di Cohen che ben rappresenta l'interpretazione canonica della politica dell'élite sovietica degli anni '30. Scrivendo pochi anni dopo Conquest e Medvedev, Conquest ha attinto a piene mani da entrambi e si è servito anche di altre opere usate dallo stesso Conquest, di autori come Boris Nikolaevsky e Alexander Orlov.

Grazie alla focalizzazione assai più ristretta sul solo Bucharin e non su tutta la storia politica dell'URSS, Cohen ha potuto presentare un quadro accademicamente documentato del periodo 1930-1938 in sole 45 pagine, in un capitolo abbastanza breve da consentire un esame dettagliato delle prove addotte, ma abbastanza ben documentato, con le sue 207 note, per poter rappresentare il "paradigma anti-Stalin" nella sua interezza.

Ma la brevità non è l'unico e nemmeno il principale vantaggio che il decimo capitolo di Cohen presenta per il critico. Il libro di Cohen è stato un "classico" fin dal momento della sua pubblicazione e lo è ancor oggi. Pubblicato per la prima volta nel 1973 da Alfred A. Knopf, fu ristampato nel 1980 dalla prestigiosa Oxford University Press e da allora ha avuto sempre nuove edizioni.

Il libro di Cohen è importante anche per un altro motivo. Mikhail Gorbacev ne fece la prima opera di un sovietologo occidentale pubblicata da una casa editricee sovietica. A quanto pare Gorbacev riferì anche a Cohen di essere stato fortemente influenzato dal libro nei primi anni '80 quando lo aveva letto in traduzione russa.

Alla fine del 1987 a Mosca si tenne una conferenza su Bucharin, ispirata in parte dall'opera di Cohen, e non solo Cohen fu invitato tra i relatori, ma Gorbacev tenne insieme a lui una conferenza stampa. Questo episodio e la pubblicazione, alla fine del 1988, della traduzione russa da parte della casa editrice governativa Progress inaugurò il "Boom di Bucharin", col regime di Gorbacev che promuoveva l'entusiasmo per Bucharin come "vero" erede di Lenin.

Gorbacev e i suoi seguaci all'interno della direzione sovietica erano interessati soprattutto a utilizzare le posizioni di Bucharin favorevoli ai meccanismi di mercato negli anni '20 per giustificare in nome del "leninismo" il massiccio ricorso ai mercati alla fine degli anni '80. Ma questo adesso non ci interessa. Il decimo capitolo del libro di Cohen non riguarda le idee economiche di Bucharin ma la sua vita dal 1930 fino al processo e all'esecuzione nel marzo del 1938.

E tuttavia gli ultimi otto anni della carriera di Bucharin rivestivano un'importanza fondamentale per l'obiettivo di Gorbacev di riabilitare le idee economiche di Bucharin per la sua perestroika. Dimostrare l'innocenza di Bucharin rispetto ai reati che gli erano stati addebitati nel processo del 1938 era fondamentale per affermare la pretesa legittimità leninista delle sue idee economiche.

Se fosse stata opinione comune che Bucharin si era realmente macchiato anche solo di una delle principali imputazioni di cui si era confessato colpevole: cospirazione per rovesciare il governo sovietico e intesa con lo Stato Maggiore tedesco per aprire la strada all'esercito tedesco in caso di guerra - per non parlare della partecipazione a un piano per assassinare Lenin nel 1918, accusa di cui si dichiarò innocente ma per la quale fu condannato - non avrebbe potuto essere di alcuna utilità per Gorbacev. E poi Bucharin stesso al processo aveva ammesso che la politica che propugnava negli anni '30 comportava "la restaurazione del capitalismo" e questo Gorbacev non poteva certo ammetterlo - almeno non nel 1988.

Riconoscere la colpevolezza di Bucharin significava ammettere che il governo sovietico - "Stalin" nella riduttiva sineddoche del gergo anticomunista - aveva tutte le ragioni per condannarlo a morte. Ma c'è di più, perchè Bucharin aveva coinvolto praticamente tutti gli altri imputati nei tre processi di Mosca nonchè quelli del processo militare segreto del Maresciallo Tukacevsky e dunque ammettere la colpevolezza di Bucharin significava giustificare la repressione del governo sovietico contro tutti costoro. Per far accettare la politica economica di Gorbacev era indispensabile dipingere le politiche di Stalin come errate, immorali e contrarie al leninismo e dunque l'innocenza di Bucharin era la chiave di volta della "riabilitazione" tanto del suo nome quanto delle politiche economiche ad esso associate.

Dal "Boom di Bucharin" degli ultimi anni '80 si è sempre dato per scontato e sostenuto che Bucharin fosse stato costretto a confessare crimini che non aveva commesso. Questa è la tesi irremovibile che sta a fondamento di qualsiasi discussione canonica sulla vita di Bucharin, i processi di Mosca e l'Unione Sovietica degli anni '30 in generale e che viene ribadita a ogni piè sospinto fino ad essere considerata assolutamente ovvia. Sono poche le voci - e nessuna nella sfera pubblica o nell'ambito accademico dominante - che abbiano sottoposto questa tesi a un serio esame.

Come dimostra la nostra precedente ricerca e anche questo studio, l'innocenza di Bucharin non è suffragata da nessun elemento. Al contrario, tutte le indicazioni in nostro possesso sono coerenti con la colpevolezza di Bucharin per i reati da lui confessati.

Per il "Boom di Bucharin" sponsorizzato da Gorbacev emerse presto un problema, di cui però venimmo a conoscenza solo nel 2004. La commissione del Comitato Centrale, istituita per studiare e in sostanza per trovare le prove che Bucharin era stato condannato ingiustamente, non era riuscita a trovare la minima prova. I verbali della commissione pubblicati nel 2004 evidenziano la costernazione dei commissari per questo fallimento.

Il risultato fu che il decreto (Postanovlenie) del Plenum della Corte Suprema Sovietica emesso il 4 febbraio 1988, in cui si dichiarava che Bucharin fu costretto a rendere una falsa confessione non è mai stato pubblicato e rimane segreto ancor oggi. Il suo testo, solo recentemente scoperto, permette di vedere che la prova chiave che vi si cita a sostegno dell'innocenza di Bucharin è in realtà una deliberata falsificazione. La confessione-dichiarazione di Mikhail Frinovsky, un documento che ha costituito una prova importante della colpevolezza di Bucharin, viene citata falsandola deliberatamente in modo da poter essere utilizzata come prova della sua innocenza. In realtà gli esperti di Gorbacev non sono riusciti a trovare nessun appiglio a sostegno della loro teoria innocentista."