L'Associazione


La rivoluzione
e gli anni di Stalin


Il ruolo dell'Internazionale comunista nella storia

[qui l'indice dei primi cinque capitoli]

5. Palmiro Togliatti
sulla storia dell'Internazionale

Premessa

Nel 1959 su Rinascita del luglio-agosto Palmiro Togliatti pubblica questo saggio [qui] sulla storia dell'Internazionale Comunista che riassume in maniera molto lucida i passaggi che l'hanno caratterizzata.

In primo luogo Togliatti che, non si dimentichi, dell'IC è stato uno dei più eminenti dirigenti, riconosce che "l'importanza della storia dell'Internazionale comunista sta nel fatto che essa fu, dall'inizio alla fine, al centro di un grande processo di rinnovamento del mondo intero... lo fu prima di tutto, orientando il pensiero delle avanguardie proletarie e rivoluzionarie di tutti i paesi, con analisi attente delle situazioni oggettive e del loro sviluppo, le quali sempre concludevano con la indicazione dei compiti storici del momento e di ciò che era necessario fare per attuarli."

Più avanti, Togliatti sottolinea che "la necessità di dare vita a una nuova associazione internazionale dei lavoratori, rompendo senza esitazione il legame politico e di organizzazione con i partiti socialdemocratici della II Internazionale, venne proclamata da Lenin prima e non dopo la vittoria della rivoluzione d'ottobre... Si tratta di un punto di eccezionale importanza, non solo e non tanto per dare un colpo agli sciagurati per cui l'Internazionale comunista non fu mai altro che uno 'strumento' dello stato dei Soviet, ma per determinare quale fu precisamente la concezione storica e politica da cui Lenin partì per rivendicare la creazione di un nuovo organismo internazionale".

Fin qui Togliatti, il quale aggiunge poi un passaggio del Rapporto sulla situazione internazionale e sui compiti fondamentali dell'IC, (di Lenin, del luglio 1920, II congresso), che ribadisce che il punto di partenza della scelta di costituire l'Internazionale sta nelle condizioni oggettive del momento storico. Perchè "la guerra ha rotto il vecchio equilibrio. Un miliardo e duecentocinquanta milioni di uomini sono sottoposti all'oppressione coloniale, allo sfruttamento di un capitalismo feroce... il meccanismo dell'economia capitalistica è completamente sconquassato. La miseria e la rovina delle masse sono immensamente aumentate... Gli operai sono venuti a trovarsi in una situazione intollerabile... La guerra ha condotto a un inaudito inasprimento di tutte le contraddizioni del capitalismo e in questo fatto va ricercata l'origine del profondissimo fermento rivoluzionario".

E ancora più avanti, Togliatti mette in evidenza che: "Le determinazioni fondamentali di strategia e di tattica, in particolare la necessità della lotta per il potere nei paesi a capitalismo sviluppato, le indicazioni dei possibili alleati del proletariato in questa lotta e della dimostrazione del confluire contro l'imperialismo delle masse proletarie d'Occidente con quello dei popoli coloniali oppressi e in rivolta, sono tutte collegate, dunque, a posizioni di principio dedotte dalla dottrina marxista e confermate dall'esperienza della storia. Queste posizioni erano vere e rimangono vere".

Ci troviamo dunque di fronte a una valutazione storica molto positiva che blocca qualsiasi tentativo 'revisionista' che per decenni è venuto dagli antistalinisti e dai trotskisti sulle vicende dell'Internazionale. Di questo si parla poco anche nella vulgata del pensiero critico di molti storici considerati rispettabili che è volto principalmente a vedere l'albero invece che la foresta. Questi critici si sono sempre soffermati poco e male solo sulle vicende particolari e non hanno visto la foresta, cioè il risultato storico dello sviluppo del movimento comunista che si è determinato nel mondo grazie al lavoro dell'Internazionale fondata nel 1919.

Non si tratta però solo per Togliatti di un giudizio storico complessivo in quanto egli evidenzia nel suo scritto anche altre questioni, a partire dal carattere dei partiti comunisti definito nei 21 punti stabiliti al II congresso per l'ammissione all'IC, di cui sottolinea l'importanza insieme al programma di bolscevizzazione adottato dal Comitato esecutivo dell'IC nell'aprile 1925. A proposito del quale Togliatti scrive che "paese per paese esso servì a condurre avanti la formazione dei partiti e dei loro quadri dirigenti, eliminando uomini e gruppi refrattari ad una seria assimilazione dei principi marxisti e leninisti, restii alla disciplina e ai metodi di lavoro di un partito rivoluzionario".

Le considerazioni di Togliatti si estendono a due passaggi molto importanti e discussi della storia dell'IC, la teoria della 'Terza fase' e la linea esposta da Dimitrov al VII Congressso sulla lotta al fascismo e contro i preparativi di una nuova guerra. Peraltro, proprio su questo ultimo punto Togliatti era stato relatore al Congresso. In ambedue i casi, Togliatti ribadisce la giustezza dell'analisi e delle scelte fatte dell'IC. Può meravigliare che egli prenda posizione a favore della teoria della 'Terza fase', cioè delle indicazioni date dall'IC nel periodo che precede la grande crisi del 1929 e che portò a uno scontro con le posizioni opportuniste che ebbe conseguenze anche nel PcdI con l'espulsione del gruppo Leonetti, Tresso e Ravazzoli dalla segreteria del partito. Ma di questo e del VII congresso ci occuperemo nei prossimi capitoli.