L'Associazione


La rivoluzione
e gli anni di Stalin


Il ruolo dell'Internazionale comunista nella storia

1. L'assalto al cielo

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Premessa

I comunisti sono abituati a celebrare la rivoluzione d'ottobre, e anche nel 100° anniversario la tradizione è stata rispettata. Di solito però si parla assai meno di ciò che è avvenuto un anno e mezzo più tardi, nel marzo del 1919, con la fondazione dell'Internazionale comunista, eppure la Terza Internazionale ha rappresentato un progetto di organizzazione del movimento comunista con cui l'imperialismo e le classi sfruttatrici hanno dovuto fare i conti per molti decenni in tutto il mondo. Non solo rivoluzione russa dunque ma, sin dall'inizio, collegamento di questa rivoluzione con un movimento che in tutto il mondo si misurava con il ciclo di guerre e di situazioni rivoluzionarie che le contraddizioni interimperialistiche avevano innescato.

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2. La scintilla che dà fuoco alla prateria
L'Internazionale comunista
e i popoli coloniali

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Premessa

Seppure il centro dell'esplosione rivoluzionaria a seguito degli effetti della prima guerra mondiale e della rivoluzione russa è stato l'Europa, l'Internazionale comunista è divenuta fin dalla sua fondazione anche il motore di uno sviluppo rivoluzionario di portata mondiale.

Già dal secondo congresso (luglio-agosto 1920) l'Internazionale si occupa della questione coloniale e nelle tesi afferma:
"... tutti i partiti comunisti debbono appoggiare nei fatti in tali paesi i movimenti rivoluzionari di liberazione... l'obbligo di fornire un aiuto tangibile e vigoroso spetta in primo luogo agli operai del paese da cui la nazione arretrata dipende, sia sul piano coloniale che su quello finanziario... è necessario in particolare appoggiare il movimento contadino contro i proprietari fondiari e contro tutte le forme e i residui del feudalesimo... bisogna soprattutto tendere a imprimere al movimento contadino un carattere il più possibile rivoluzionario..."

Per dare consistenza concreta a queste posizioni, nel settembre 1920 viene convocato a Baku il Congresso dei popoli orientali oppressi che apre una discussione di ampia portata sulle prospettive rivoluzionarie del movimento antimperialista delle colonie. Ma è con il IV congresso dell'Internazionale, nel novembre 1922, che la questione orientale e coloniale assume un carattere strategico.

Le tesi del IV congresso sulla questione orientale delineano il quadro storico e i punti essenziali su cui i comunisti intendono muoversi in maniera coordinata e in particolare si sostiene che '...i partiti comunisti dei paesi coloniali e semicoloniali si trovano di fronte ad un duplice compito: da una parte combattere per una soluzione quanto più possibile radicale dei problemi di una rivoluzione democratico-borghese, volta alla conquista dell'indipendenza politica; dall'altra organizzare le masse operaie e contadine per la lotta a sostegno dei loro particolari interessi di classe, sfruttando tutti i contrasti in campo nazional-democratico-borghese'. Dalle tesi del IV congresso sulla questione coloniale, novembre 1922, [qui].

Nelle tesi viene inoltre data una indicazione precisa sul ruolo dei partiti comunisti dei paesi colonialisti '... che devono assumersi il compito di organizzare un aiuto sistematico sia sul piano ideale sia su quello materiale al movimento proletario rivoluzionario delle colonie.'

Il 1922 è anche il periodo in cui la politica dell'Internazionale si articola e si collega allo sviluppo concreto dei movimenti anticoloniali e antimperialisti dei paesi assoggettati. Sono di questo periodo i documenti e le indicazioni dell'Internazionale relativi alle varie aree in cui la lotta anticolonialista e antimperialista si andava sviluppando:


1. Appello del Comitato Esecutivo per la liberazione delle colonie francesi del Nordafrica dove si sostiene la lotta rivoluzionaria delle popolazioni algerine e tunisine e si esalta la collaborazione dei comunisti francesi a queste lotte [qui].

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