L'Associazione


La rivoluzione
e gli anni di Stalin

2. Il rilancio cinese e il suo esito

I
La Cina tra rimozioni e false rappresentazioni

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A differenza delle altre questioni poste dalla crisi del movimento comunista, la vicenda del PCC non si può dire che sia stata discussa in maniera articolata e ripercorrendone i vari passaggi. Di questa vicenda si conoscono soprattutto gli inizi e la conclusione, e in ambedue i casi essa ha creato solo una polarizzazione di posizioni: partiti e gruppi definiti marxisti-leninisti da una parte e apologeti o detrattori della Cina moderna dall'altra. Finora è mancato invece un dibattito e un'analisi seria tra i comunisti che hanno combattuto la svolta controrivoluzionaria kruscioviana.

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II
La lotta tra le due linee e il 'Kruscev cinese'

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Mentre si andava sviluppando lo scontro internazionale nel movimento comunista sulle questioni poste dal XX congresso del PCUS rispetto alla coesistenza pacifica, alle vie parlamentari al socialismo e alla necessità storica della dittatura proletaria, Mao apre in Cina lo scontro dentro il PCC su due questioni importanti di carattere strategico e teorico, la lotta tra le due linee nella edificazione del socialismo e la necessità di combattere il 'Kruscev cinese' e le nuove teorie economiche mutuate dai sovietici.

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III
Fuoco sul quartier generale
La grande rivoluzione culturale proletaria

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Lo scontro interno al PCC non rimase sul terreno del dibattito teorico e politico tra le due linee ma, come è noto, divenne un conflitto di massa con aspetti di vera e propria guerra civile. A portare la situazione a questo punto fu lo stesso Mao che il 5 agosto 1966, a pochi giorni dall'apertura a Pechino dell'undicesima sessione plenaria dell'VIII Comitato centrale affisse il famoso dazibao: 'Fuoco sul quartier generale'.

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Grover Furr

"Kruscev mentì"

Prefazione di Domenico Losurdo all'edizione italiana del libro di Grover Furr che documenta tutte le menzogne contenute nel "Rapporto segreto" di Kruscev al XX Congresso del PCUS


IL LIBRO E COME
ORDINARLO

In Francia dopo il Termidoro i giacobini sono destinati alla ghigliottina, anche sul piano morale. Si assiste alla diffusione di scritti che li rappresentano come "sultani", come dei "satiri" che avrebbero organizzato un po' dappertutto "luoghi di piacere" e "orge" in cui abbandonarsi ad ogni sorta di eccessi. Ma non sarebbe solo la libido ad aver divorato Robespierre ma soprattutto la sete di potere: per poter salire sul trono di Francia si apprestava a sposare la figlia di Luigi XVI. Quest'ultima era l'accusa più sensazionale, e naturalmente le prove non mancavano, anzi abbon­davano: il "contratto di matrimonio" era già stato firmato; e poi in casa del tiranno dopo la sua morte era stato rinvenuto il "sigillo col giglio" della dinastia dei Borboni. Non ci potevano essere dubbi: Robespierre voleva diventare re di Francia, per questo aveva scatenato il Terrore! Quanto alle vittime del Terrore, i termidoriani cercavano in tutti i modi di farne lievitare il numero: decine, anzi centinaia di migliaia e addirittura milioni!

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