L'Associazione


La rivoluzione
e gli anni di Stalin


3. La liquidazione
del socialismo
nell'Europa dell'Est


Capitolo I

La lotta politica e di classe negli anni 1944-48
in Polonia [qui], Romania [qui], Bulgaria [qui], Ungheria [qui], Cecoslovacchia [qui] e Repubblica Democratica Tedesca [qui]

Premessa

La questione dell'Unione Sovietica, le vicende che l'hanno attraversata negli anni del krusciovismo e del gorbaciovismo fino alla sua dissoluzione, ha accentrato l'interesse e la discussione tra i comunisti lasciando però spesso in ombra le responsabilità e l'operato criminale di Kruscev e Gorbaciov nella liquidazione dell'intero socialismo europeo.

Ambedue questi personaggi portano la responsabilità non solo della dissoluzione dell'URSS, ma anche di aver distrutto un risultato enorme della lotta per il socialismo conseguito dai comunisti nella seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi.

Il condizionamento della propaganda anticomunista ha messo in ombra il fatto che i paesi dell'Est europeo non sono stati affatto un'espressione geografica, frutto dell'occupazione dell'Armata rossa, bensì hanno espresso qualcosa di profondamento diverso.

Ovviamente i sovietici non sono stati spettatori delle vicende che hanno investito RDT, Bulgaria, Romania, Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, intanto perchè la liberazione di questi paesi dalle truppe naziste e dai loro alleati autoctoni era la premessa di ogni cambiamento, ma sopratutto perchè proprio i sovietici hanno sostenuto il progetto di creare in questi paesi le basi per il socialismo. Quindi l'URSS non ha solo il merito di aver scacciato i nazisti dall'Europa dell'Est ma anche quello di aver avviato, assieme ai partiti comunisti, la trasformazione politica, economica e sociale di paesi che fino al 1945 erano stati gestiti dalle forze reazionarie, se non apertamente fasciste, e dal sistema di sfruttamento capitalistico.

L'avvio delle trasformazioni politiche e sociali e la creazione delle basi socialiste non è stato un compito facile, perchè presupponeva non un semplice potere repressivo, ma una capacità di sconfiggere sul campo, oltre alle truppe fasciste, anche le potenti forze borghesi che in ognuno dei paesi di cui stiamo parlando avevano fino allora dominato.

Queste forze, non dimentichiamolo, non avevano solo una dimensione ideologica, ma rappresentavano classi sociali di sfruttatori che venivano espropriate, nell'agricoltura, nell'industria e nelle ricchezze che avevano accumulato fino allora. E quindi erano spinte allo scontro, sostenute in questo dall'occidente capitalistico e in particolare dagli americani e dai britannici.

Quando Churchill, nel 1946, parlò di cortina di ferro aveva ben presente che cosa stava succedendo e quale era l'obiettivo. E quando gli USA elaborarono il piano Marshall per la ricostruzione post-bellica dell'Europa speravano di agganciarne non una parte sola, ma anche quella non occupata dalle loro truppe.

In questa parte del nostro lavoro, che riguarda il modo in cui la controrivoluzione kruscioviana e gorbacioviana ha investito dopo il XX congresso del PCUS le democrazie popolari dell'Europa orientale, il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione storica delle varie fasi della lotta che in questi paesi si è svolta per liquidare le classi sfruttatrici e costruire le basi del socialismo.

I testi che riportiamo sono tratti dalla Storia Universale curata dalla Accademia delle Scienze dell'URSS e pubblicata in Italia dall'editore Teti (volume XI, Milano, 1978, pp.62-92 e 106-144).